Un Pastore Australiano red merle osserva attentamente l’ambiente mentre il proprietario indica un punto nello spazio, rappresentando la capacità del cane di essere reattivo senza essere agitato.
Reattività non significa agitazione: attenzione, lettura e risposta nel momento giusto.

Quando ho capito che reattività non significa agitazione

Storie di Nash · Frammenti di vita
Due modi diversi di leggere il mondo

È successo durante una passeggiata normale, una di quelle in cui esci senza aspettarti niente di particolare. Fai il solito giro, lasci che Nash annusi, incontri qualcuno, scambi due parole e poi torni a casa. A volte, però, proprio dentro una scena semplice, ti resta addosso un pensiero.

Abbiamo incrociato un Pastore Svizzero Bianco. Era un cane molto bello, grande, elegante, con una presenza molto diversa da quella di Nash. Ci siamo fermati, ci siamo salutati e abbiamo parlato qualche minuto con il proprietario. Non c’era nulla da gestire: nessun guinzaglio teso, nessun abbaio, nessuna tensione evidente.

I due cani si sono avvicinati, si sono annusati appena e poi ognuno ha preso atto dell’altro. Una scena tranquilla, quasi banale, e forse proprio per questo l’ho guardata meglio.

Nash era accanto a me, ma non era mai davvero ferma. Non agitata, non invadente, non fuori controllo. Era semplicemente presente, molto presente. Spostava le orecchie, seguiva un rumore, guardava un passante, tornava sull’altro cane, poi di nuovo su di me. Sembrava raccogliere tutto, anche quelle piccole cose che io magari avrei lasciato scorrere senza farci caso.

L’altro cane, invece, stava lì in un modo diverso. Più saldo, più composto, con il corpo fermo e lo sguardo stabile. Non sembrava spento, e nemmeno disinteressato. Sembrava solo meno spostato da quello che accadeva intorno.

Ed è lì che mi è venuto da pensare che, in fondo, erano due cani da pastore tutti e due, ma non stavano leggendo il mondo nello stesso modo. Il Pastore Svizzero Bianco sembrava restare più raccolto, più stabile, meno spostato da quello che accadeva intorno. Nash, invece, sembrava fatta per cogliere ogni variazione, per leggere il movimento, per riorganizzarsi in fretta appena qualcosa cambiava.

Mentre il proprietario mi parlava del cane, del pedigree e dei titoli, io ascoltavo, ma una parte di me continuava a guardare quella differenza. Mi capita spesso con Nash: anche quando parlo con qualcuno, la seguo con la coda dell’occhio, perché molte cose di lei si vedono proprio quando sembra che non stia succedendo nulla.

Quel giorno mi sembrava di avere davanti una differenza chiara. Lui sembrava più stabile, più piantato, meno attraversato dai dettagli. Lei sembrava più rapida, più mobile, più pronta a rispondere a ogni piccolo cambiamento. Non era una gara e non era una classifica; era solo una differenza resa ancora più interessante dal fatto che entrambi appartenevano, in modi diversi, a quel grande mondo dei cani da pastore.

Mi sono chiesto se quella di Nash fosse reattività. È una parola che usiamo spesso, forse anche troppo, e che di solito associamo subito a qualcosa da correggere. Nash, però, non stava facendo nulla di sbagliato. Non era sopra le righe, non cercava l’altro cane, non tirava, non si irrigidiva. Si accorgeva semplicemente di tutto, e lo faceva in fretta.

Forse è questo che a volte mi confonde. Un cane che vede subito ogni cosa può sembrare nervoso. Un cane che cambia spesso orientamento può sembrare inquieto. Un cane che usa molto lo sguardo, le orecchie e il corpo può sembrare sempre acceso. Ma non sempre è così. A volte è solo un cane che registra il mondo più velocemente di quanto noi riusciamo a seguirlo.

Guardando Nash accanto a quel Pastore Svizzero Bianco, mi sono chiesto quante volte avessi scambiato la sua attenzione per eccesso, o la sua rapidità per agitazione. Non perché io la veda male, ma perché anche quando conosci bene un cane rischi comunque di usare la prima etichetta che ti viene comoda.

Tornando a casa mi è rimasta questa immagine: il Pastore Svizzero Bianco fermo, elegante, stabile dentro la situazione, e Nash accanto a me, attenta a ogni piccola variazione, come se il mondo le arrivasse addosso con più dettagli e più movimento. Due cani vicini, due razze da pastore, due modi diversi di leggere lo stesso pezzo di realtà.

Forse con Nash il lavoro più difficile non è sempre correggere lei, ma correggere il mio modo di guardarla. Se mi fermo alla superficie, posso pensare che sia troppo attenta, troppo pronta, troppo sensibile. Se resto un po’ di più nella scena, invece, mi accorgo che quella non è per forza una fatica o un difetto.

È anche il suo modo di stare al mondo.

Quel giorno non ho portato a casa una grande scoperta, ma una domanda sì: quante volte chiamiamo agitazione qualcosa che forse è solo attenzione veloce?

Nash e quel Pastore Svizzero Bianco non mi hanno dato una risposta. Sono rimasti lì per qualche minuto, nella stessa scena, ognuno a modo suo. Due cani da pastore, due presenze diverse, nessuno dei due fuori posto.

Storie di Nash Un frammento di vita quotidiana con Nash.