La leishmaniosi nel cane non è una malattia nuova arrivata all’improvviso in Italia. È una malattia parassitaria storicamente presente nel bacino del Mediterraneo, legata alla circolazione di Leishmania infantum e alla presenza dei flebotomi, piccoli insetti ematofagi comunemente chiamati pappataci.
Negli ultimi anni molti proprietari hanno l’impressione che la leishmaniosi sia diventata più frequente o che si stia spostando verso aree dove in passato se ne parlava poco. In parte questa percezione è corretta, ma va interpretata bene: non è cambiata l’origine della malattia, sono cambiati la capacità di diagnosticarla, la distribuzione dei vettori, la mobilità dei cani, le condizioni climatiche e la consapevolezza del problema.
Da ricordare subito: la leishmaniosi non è una malattia tropicale importata di recente in Europa. Nel bacino del Mediterraneo è presente da molto tempo. Oggi se ne parla di più perché la conosciamo meglio, la diagnostichiamo meglio e perché i vettori stanno mostrando una distribuzione più dinamica, anche in alcune aree del Nord Italia.
Una malattia antica nel Mediterraneo
Il parassita responsabile della leishmaniosi canina è Leishmania infantum. Appartiene a un gruppo di protozoi la cui storia evolutiva è antica e complessa. Le ricostruzioni genetiche e biogeografiche suggeriscono che le specie del genere Leishmania abbiano avuto origine in aree dell’Africa o del Medio Oriente, per poi diffondersi nel tempo attraverso spostamenti di uomini, animali, vettori e rotte commerciali.
Il Mediterraneo ha rappresentato per secoli un ambiente favorevole alla circolazione del parassita. Clima caldo, stagioni miti, presenza di flebotomi competenti e stretta convivenza tra esseri umani, cani e altri animali hanno creato le condizioni perché il ciclo biologico della leishmania potesse stabilizzarsi in molte aree.
Questo è un punto importante: la leishmaniosi non va letta come una novità assoluta. È una malattia antica che oggi osserviamo con strumenti più precisi e in un contesto ambientale che sta cambiando.
Il ruolo del flebotomo
Perché la leishmaniosi possa circolare stabilmente in un territorio non basta la presenza del parassita. Serve anche il vettore, cioè l’insetto capace di trasmetterlo da un ospite all’altro. Nel caso della leishmaniosi canina, il ruolo principale è svolto dai flebotomi.
I flebotomi sono insetti molto piccoli, spesso difficili da vedere, attivi soprattutto nelle ore serali e notturne. Si nutrono di sangue e, durante il pasto, possono trasmettere il parassita da un animale infetto a un altro ospite suscettibile.
Uno dei principali vettori nell’Europa meridionale è Phlebotomus perniciosus. Altre specie coinvolte nella trasmissione possono includere Phlebotomus perfiliewi e Phlebotomus neglectus, con differenze legate alle aree geografiche e agli ambienti locali.
I flebotomi sono tipici delle regioni calde e temperate dell’Europa meridionale, del Nord Africa e del Medio Oriente. La loro presenza nell’area mediterranea non è recente: insetti pungitori compatibili con il loro comportamento erano conosciuti già nell’antichità, anche se all’epoca non era ovviamente possibile collegarli a un parassita microscopico.
In parole semplici: la leishmaniosi non si diffonde perché il cane “contagia” direttamente un altro cane o una persona. Nella trasmissione naturale serve il flebotomo, che punge un ospite infetto e poi può trasmettere il parassita a un altro ospite.
Quando è stata scoperta la Leishmania
La presenza della malattia nel Mediterraneo è antica, ma la comprensione scientifica della leishmaniosi è relativamente recente. La scoperta del parassita risale all’inizio del XX secolo, quando William Leishman e Charles Donovan identificarono l’agente responsabile della malattia nell’uomo.
Da quel momento in poi la conoscenza della leishmaniosi è cresciuta progressivamente: sono stati chiariti il ruolo dei flebotomi, il ciclo biologico del parassita, il ruolo del cane come serbatoio e la complessità della risposta immunitaria. Questo passaggio storico aiuta a capire perché una malattia antica possa sembrare “nuova”: per molto tempo esisteva, ma non veniva riconosciuta con la precisione attuale.
Non è una malattia arrivata recentemente dai tropici
Una delle convinzioni più diffuse è che la leishmaniosi sia stata importata recentemente in Europa da Paesi tropicali. È una semplificazione scorretta. La leishmaniosi da Leishmania infantum è storicamente radicata nel bacino del Mediterraneo.
Ciò che è cambiato negli ultimi decenni non è l’origine della malattia, ma il modo in cui la osserviamo e le condizioni che ne influenzano la distribuzione. Oggi disponiamo di test diagnostici più sensibili, controlli veterinari più frequenti, maggiore attenzione epidemiologica e mappe più aggiornate delle malattie trasmesse da vettori.
Inoltre, il clima e l’ambiente stanno cambiando. Zone che in passato erano meno adatte alla sopravvivenza stabile dei flebotomi possono diventare progressivamente più favorevoli, almeno in certi microambienti.
Perché oggi sembra più diffusa
Molti proprietari hanno l’impressione che la leishmaniosi sia esplosa negli ultimi anni. In parte questa impressione nasce da una maggiore attenzione, ma ci sono anche fattori reali che possono contribuire all’aumento delle segnalazioni o alla comparsa della malattia in aree nuove.
Diagnosi più efficaci
Oggi i veterinari dispongono di test sierologici, esami molecolari e protocolli diagnostici molto più precisi rispetto al passato. Questo permette di identificare cani positivi o malati che, anni fa, sarebbero probabilmente rimasti senza diagnosi o sarebbero stati classificati in modo generico come soggetti con dermatiti, dimagrimento, problemi renali o malattie croniche non meglio definite.
Quando una malattia viene cercata di più e con strumenti migliori, inevitabilmente viene trovata di più. Questo non significa che l’aumento sia solo apparente, ma aiuta a spiegare perché oggi se ne parli molto più spesso.
Maggiore consapevolezza dei proprietari
Un altro fattore è la maggiore attenzione dei proprietari. Oggi molte persone conoscono almeno il nome della malattia, chiedono test di controllo, usano antiparassitari mirati e si informano prima di viaggiare con il cane in zone endemiche.
Questa consapevolezza porta a più diagnosi, più controlli e più discussioni. Il rovescio della medaglia è che, nei social, informazioni corrette e allarmismi possono mescolarsi facilmente.
Cambiamenti climatici e ambientali
I flebotomi sono sensibili a temperatura, umidità, durata della stagione calda e caratteristiche del territorio. Inverni meno rigidi, stagioni calde più lunghe e microambienti favorevoli possono facilitare la sopravvivenza e l’attività dei vettori in aree dove in passato erano rari o meno stabili.
Questo non significa che ogni zona del Nord Italia sia diventata automaticamente ad alto rischio. Significa che la distribuzione del vettore e della malattia è dinamica e va monitorata nel tempo.
Perché la leishmaniosi sta risalendo verso il Nord Italia
Negli ultimi decenni diversi studi hanno documentato focolai e presenza di vettori anche in aree dell’Italia settentrionale. La leishmaniosi, storicamente più associata a Sud Italia, isole e aree costiere del Centro, non può più essere considerata esclusivamente un problema del Sud.
La risalita verso nord non dipende da un solo fattore. È il risultato di più elementi che si sommano.
Espansione geografica dei flebotomi
Il fattore più importante è la presenza dei flebotomi. Se il vettore riesce a sopravvivere, nutrirsi e riprodursi in una determinata area, il territorio può diventare potenzialmente adatto alla trasmissione.
Temperature medie più elevate, inverni più miti e stagioni calde più lunghe possono favorire la presenza dei flebotomi a latitudini o altitudini dove in passato il loro insediamento era più difficile. Negli anni sono state documentate presenze di flebotomi anche in diverse aree settentrionali, compresi territori collinari o periurbani.
Stagioni di attività più lunghe
Il cambiamento climatico non influisce solo sulla distribuzione geografica degli insetti, ma anche sulla durata della loro attività. Se la stagione favorevole si allunga, aumenta il periodo in cui i flebotomi possono nutrirsi e riprodursi.
Questo può ampliare la finestra temporale di esposizione del cane, soprattutto nelle zone dove il vettore è già presente.
Urbanizzazione e microambienti favorevoli
I flebotomi non vivono solo in scenari “selvaggi”. Possono trovare ambienti adatti anche in contesti periurbani e rurali, soprattutto dove esistono ripari, muri in pietra, giardini, vegetazione, cucce esterne, ricoveri animali e luoghi umidi o protetti.
La trasformazione del territorio può creare microhabitat favorevoli, anche in aree che, guardate su grande scala, sembrerebbero meno adatte.
Movimento dei cani
Gli spostamenti dei cani contribuiscono al quadro epidemiologico. Viaggi, adozioni da zone endemiche, trasferimenti tra regioni, turismo con animali e movimentazioni internazionali possono portare cani infetti in aree dove il vettore è presente o sta comparendo.
Un cane infetto non basta da solo a creare un focolaio stabile. Ma se in quella zona sono presenti flebotomi competenti, il rischio di trasmissione locale diventa più plausibile.
Nota importante: dire che la leishmaniosi si sta estendendo verso nord non significa dire che tutto il Nord Italia abbia lo stesso rischio. Il rischio è locale, dinamico e dipende dalla presenza dei vettori, dal clima, dall’ambiente e dalla circolazione di cani infetti.
Le zone endemiche in Italia
Per molti anni la leishmaniosi è stata considerata tipica soprattutto del Sud Italia, della Sicilia, della Sardegna e di alcune aree costiere del Centro. Questa visione oggi è troppo limitata.
La malattia è storicamente radicata nelle aree mediterranee, ma negli ultimi decenni sono stati segnalati focolai e condizioni favorevoli anche in zone più settentrionali. Per questo la valutazione del rischio non dovrebbe basarsi solo sulla regione, ma sulla zona concreta in cui il cane vive, viaggia o trascorre i mesi caldi.
Chi desidera orientarsi può consultare strumenti di mappatura epidemiologica, come le mappe dedicate alle malattie trasmesse da vettori. Piattaforme come MyVBDMap raccolgono dati sulla distribuzione di leishmaniosi, flebotomi e altre malattie vettoriali in Europa, offrendo un quadro utile per capire se una determinata area è considerata a rischio o in evoluzione.
Le mappe, però, non sostituiscono il veterinario. Sono strumenti di orientamento. La prevenzione va sempre adattata al cane, alla zona, allo stile di vita e agli spostamenti reali.
I miti più diffusi sulla leishmaniosi
Quando si parla di leishmaniosi circolano molte frasi imprecise. Alcune nascono dalla paura, altre da informazioni vecchie o incomplete. Fare chiarezza aiuta a proteggere meglio il cane senza cadere nell’allarmismo.
“È una malattia arrivata dai tropici”
No. La leishmaniosi da Leishmania infantum è presente nel bacino del Mediterraneo da molto tempo. Oggi può sembrare più nuova perché la diagnostichiamo meglio e perché la distribuzione dei vettori sta cambiando.
“Se il cane è positivo morirà presto”
No. Un cane positivo non è automaticamente un cane in fase avanzata di malattia. Molti cani possono convivere con la leishmaniosi per anni, se diagnosticati, stadiati, trattati e monitorati correttamente. La prognosi dipende soprattutto dal quadro clinico e dal coinvolgimento renale.
“Il vaccino impedisce sempre l’infezione”
No. I vaccini disponibili non impediscono completamente l’infezione e non sostituiscono le misure repellenti contro i flebotomi. Possono far parte di una strategia preventiva più ampia, da valutare con il veterinario.
“Basta il collare antiparassitario”
No. I collari repellenti e gli spot-on specifici sono strumenti importanti, ma devono essere inseriti in una prevenzione più completa: riduzione dell’esposizione nelle ore a rischio, controlli periodici, attenzione agli spostamenti e valutazione della vaccinazione dove indicata.
“Al Nord non c’è rischio”
Non è più una frase sicura. Il rischio al Nord non è uniforme e non va generalizzato, ma in alcune aree settentrionali sono stati documentati vettori, focolai o condizioni favorevoli. Chi vive o viaggia in queste zone dovrebbe parlarne con il veterinario.
Vivere in una zona endemica
Chi vive in una zona dove la leishmaniosi è presente non deve vivere nella paura, ma deve adottare una prevenzione coerente. La protezione più efficace non si basa su una sola misura, ma su un insieme di accorgimenti.
- utilizzare repellenti efficaci contro i flebotomi, secondo indicazione veterinaria;
- valutare collari o spot-on specifici, rispettando durata e modalità d’uso;
- ridurre l’esposizione serale e notturna nei periodi di attività dei flebotomi;
- evitare, quando possibile, che il cane dorma all’aperto nelle ore a rischio;
- usare zanzariere a maglia fine dove utile;
- valutare la vaccinazione con il veterinario;
- effettuare controlli periodici, soprattutto nei cani che vivono o viaggiano in zone endemiche.
La prevenzione va personalizzata. Un cane che vive stabilmente in un’area endemica non ha lo stesso profilo di rischio di un cane che viaggia occasionalmente. Allo stesso modo, un cane che dorme in casa e ha protezione repellente costante non è esposto come un cane che trascorre le notti all’aperto in un’area con alta presenza di flebotomi.
Cosa cambia per il proprietario di un Pastore Australiano
Il Pastore Australiano non è una razza geneticamente predisposta alla leishmaniosi. Il rischio dipende soprattutto dall’esposizione al vettore, quindi dal luogo in cui il cane vive, viaggia o trascorre i mesi più caldi.
Per un Aussie che vive in una zona endemica o si sposta spesso verso aree a rischio, valgono le stesse regole di prudenza valide per gli altri cani: repellenza, riduzione dell’esposizione, controlli periodici e valutazione veterinaria della vaccinazione.
La razza non rende il cane immune e non rende la malattia automaticamente più probabile. Come sempre, il rischio va letto nel contesto reale: territorio, stile di vita, protezione antiparassitaria, viaggi e condizioni individuali.
Da non dimenticare: la leishmaniosi è una malattia geografica prima ancora che “di razza”. Per un Aussie, come per qualsiasi cane, conta soprattutto dove vive, dove viaggia e quanto è protetto dalle punture dei flebotomi.
Per approfondire sintomi, diagnosi e terapie
Questo articolo serve a chiarire da dove viene la leishmaniosi, perché è presente nel Mediterraneo e perché la sua distribuzione sta cambiando. Per comprendere invece sintomi, diagnosi, stadi clinici e terapie, è utile leggere anche la guida completa dedicata alla leishmaniosi nel cane.
Domande frequenti
La leishmaniosi è una malattia nuova in Italia?
No. È una malattia storicamente presente nel bacino del Mediterraneo. Oggi se ne parla di più perché la diagnosi è migliorata, la consapevolezza è maggiore e la distribuzione dei vettori è in evoluzione.
Arriva dai Paesi tropicali?
No, non nel senso in cui spesso viene detto online. La leishmaniosi da Leishmania infantum è mediterranea da molto tempo. Gli spostamenti di animali possono contribuire alla diffusione, ma non spiegano da soli la presenza storica della malattia in Italia.
Perché sta comparendo anche più a nord?
Per la combinazione di più fattori: espansione dei flebotomi, stagioni calde più lunghe, microambienti favorevoli, maggiore mobilità dei cani e migliori sistemi diagnostici e di sorveglianza.
Il Nord Italia è tutto a rischio?
No. Il rischio non è uniforme. Alcune aree possono essere più favorevoli di altre. Per questo è meglio valutare la zona specifica con il veterinario, soprattutto se il cane vive o viaggia in territori dove sono stati segnalati vettori o casi.
Il vaccino basta a proteggere il cane?
No. Il vaccino, quando indicato, può contribuire alla prevenzione, ma non sostituisce repellenti, riduzione dell’esposizione e controlli periodici.
Un cane positivo è pericoloso per la famiglia?
Nella normale convivenza domestica il cane non trasmette direttamente la leishmaniosi alle persone. La trasmissione naturale richiede il flebotomo. Il cane positivo va seguito dal veterinario e protetto dalle punture, anche per ridurre il rischio di circolazione del parassita.
Prendi e porta con te: la leishmaniosi non è una malattia nuova né una minaccia tropicale arrivata improvvisamente in Italia. È una malattia antica del Mediterraneo, oggi meglio conosciuta e più monitorata. La sua distribuzione sta cambiando per effetto di clima, ambiente, vettori e mobilità dei cani. La risposta corretta non è il panico, ma una prevenzione ragionata: conoscere il rischio della propria zona, proteggere il cane dai flebotomi, fare controlli periodici e confrontarsi con il veterinario.
Fonti scientifiche e riferimenti
- ESCCAP. Control of Vector-Borne Diseases in Dogs and Cats. Linee guida sulle malattie trasmesse da vettori, inclusa la leishmaniosi canina.
- Ferroglio E et al. Canine Leishmaniasis, Italy. Emerging Infectious Diseases, 2005.
- Morosetti G et al. Risk assessment for canine leishmaniasis spreading in the north of Italy. Geospatial Health, 2009.
- Michelutti A et al. Occurrence of Phlebotomine sand flies in north-eastern Italy. Parasites & Vectors, 2021.
- Gradoni L et al. Studi e aggiornamenti sulla sorveglianza della leishmaniosi canina e dei flebotomi in Italia.
- LeishVet. Guidelines for the practical management of canine leishmaniosis. Linee guida su diagnosi, stadiazione, terapia, monitoraggio e prevenzione.
- MyVBDMap. Mappe interattive europee sulle malattie trasmesse da vettori e sulla distribuzione della leishmaniosi.
- Ready PD. Leishmaniasis emergence in Europe. Eurosurveillance, 2010.