In rete si legge spesso che, per capire se un Pastore Australiano sia corretto, basti guardare due cose: il peso e l’altezza. Se è troppo alto, troppo basso, troppo leggero o troppo pesante, per qualcuno il verdetto è già scritto.
Il problema è che lo standard non ragiona così. E, soprattutto, l’Australian Shepherd non è una razza che si lascia leggere in modo tanto sbrigativo. Lo standard ufficiale non prevede infatti alcun range di peso e, per l’altezza, parla di misure preferite, non di limiti assoluti.
La prima cosa da chiarire è molto semplice: lo standard ufficiale dell’Australian Shepherd non indica alcun peso. Né nello standard ASCA né in quello FCI compaiono chili minimi o massimi da rispettare. Questo, da solo, dovrebbe già bastare a ridimensionare molte certezze che si leggono online.
Quando qualcuno scrive che un Aussie “deve” pesare entro un certo intervallo, non sta citando lo standard: sta esprimendo una valutazione personale, magari sensata, magari condivisibile, ma comunque personale. Il peso può dire qualcosa sul cane, certo, ma non è un parametro di standard e non può essere trasformato in una scorciatoia per stabilire se un soggetto sia corretto oppure no.
Sull’altezza al garrese, invece, lo standard qualcosa dice. Le misure preferite sono di 20–23 pollici per i maschi, cioè circa 51–58 cm, e di 18–21 pollici per le femmine, cioè circa 46–53 cm. Subito dopo, però, lo standard aggiunge una frase fondamentale: la qualità non deve essere sacrificata alla taglia.
È una frase breve, ma cambia completamente il modo in cui queste misure vanno lette. La taglia conta, certo. Ma non conta da sola, e non conta come una ghigliottina. Non siamo davanti a uno standard che dice: oltre questo numero il cane smette automaticamente di essere corretto. Lo standard dell’Australian Shepherd chiede invece di guardare il soggetto nel suo insieme.
Ed è qui che spesso si sbaglia prospettiva. Un Aussie non si capisce davvero solo con il metro in mano — o, più propriamente, con il cinometro — e neppure con la bilancia. Si capisce osservando se è un cane equilibrato, moderato, proporzionato, con ossatura moderata, agile e funzionale.
Lo standard insiste proprio su questo: non su un cane estremo, non su un cane grossolano, non su un cane costruito attorno a un solo numero. Proprio per questo, un cane può anche rientrare più o meno nelle misure preferite e tuttavia risultare poco tipico. E, al contrario, può capitare che un soggetto valido non sia riducibile a una lettura meccanica basata solo sui centimetri.
È il quadro generale che conta: proporzioni, sostanza, ossatura, armonia, movimento, funzionalità. Non il dato isolato preso da solo.
Su questo punto esiste anche una precisazione molto interessante della USASA. In una nota ufficiale destinata ai giudici viene chiarito che, nell’Australian Shepherd, non esiste una squalifica per taglia e che, proprio per come è formulato lo standard, il cane non necessita neppure di essere misurato.
È un passaggio importante, perché aiuta a capire una cosa semplice: l’assenza di una misura tassativa non significa che la taglia sia irrilevante, ma significa che non può essere trattata come una sentenza automatica. Naturalmente questo non vuol dire che qualunque taglia vada bene. Vuol dire però che, nell’Australian Shepherd, la valutazione non si ferma al numero.
Questo è coerente anche con il testo dello standard FCI, che specifica che qualsiasi deviazione da quanto descritto deve essere considerata un difetto, la cui gravità va valutata in rapporto al grado della deviazione e agli effetti sulla salute e sul benessere del cane. In altre parole, tra “cane squalificato” e “cane corretto” non esiste il vuoto: esiste tutta una zona intermedia che richiede giudizio, esperienza e capacità di leggere il cane nella sua interezza.
Per questo eviterei sempre frasi troppo semplici, del tipo: “se ha pedigree ed è senza difetti eliminatori, allora è in standard”. È una formulazione che espone a critiche, perché confonde piani diversi. Un cane può non essere squalificato e tuttavia essere più o meno vicino all’ideale di razza. E questo vale non solo per la taglia, ma per l’insieme delle sue caratteristiche morfologiche.
Anche sul pedigree conviene parlare con precisione. In Italia, l’ENCI chiarisce che un cane sprovvisto di pedigree emanato dall’ENCI non può essere considerato un cane di razza, anche se morfologicamente simile, e ricorda anche che la vendita di cani proposti come “di razza” senza che questa qualità sia attestata dal pedigree è vietata.
Questo però non significa che il pedigree, da solo, garantisca qualità morfologica o perfetta aderenza allo standard. Il pedigree certifica l’appartenenza genealogica alla razza; la qualità del soggetto è un altro discorso.
Resta poi un altro equivoco molto diffuso: pensare che, se lo standard non dà un range di peso, allora il peso non serva a nulla. Non è così. Il peso può essere un’informazione utile, ma solo se letto insieme a tutto il resto: altezza, struttura, condizione corporea, muscolatura, ossatura e proporzioni.
Da solo, dice molto meno di quanto si creda. Ed è per questo che le tabelle di peso “ideale” che circolano in rete vanno sempre prese con prudenza. Possono essere comode come riferimento orientativo, ma non hanno il valore di un parametro ufficiale di standard.
Alla fine, il punto vero è probabilmente questo: nel Pastore Australiano il peso non può essere usato come una scorciatoia, e neppure l’altezza può essere letta in modo cieco. Le misure preferite esistono, sì: 51–58 cm per i maschi e 46–53 cm per le femmine. Ma lo standard stesso dice che la qualità non deve essere sacrificata alla taglia.
E la USASA ricorda, in modo ancora più esplicito, che non esiste una squalifica per taglia e che il cane, proprio per come è scritto lo standard, non necessita neppure di essere misurato. Tutto questo non rende la taglia irrilevante. La rimette semplicemente al posto giusto: dentro una valutazione complessiva del cane, non sopra di essa.
In conclusione, quando si parla di Australian Shepherd, la domanda più utile non è “quanto deve pesare?” e neppure “quanti centimetri misura esattamente?”.
La domanda giusta è un’altra: questo cane, nel suo insieme, restituisce davvero l’idea di un Aussie moderato, proporzionato, agile, ben costruito e funzionale?
È lì che comincia una lettura seria della razza. Il resto, molto spesso, è semplificazione.
Cosa ricordare davvero
- Lo standard dell’Australian Shepherd non indica un range di peso ufficiale.
- Le altezze preferite sono 51–58 cm per i maschi e 46–53 cm per le femmine.
- Lo standard dice chiaramente che la qualità non deve essere sacrificata alla taglia.
- In ambito USASA è stato precisato che non esiste una squalifica per taglia.
- Peso e altezza, da soli, non bastano a leggere correttamente un Aussie. Conta il cane nel suo insieme.
Fonti
- ASCA – Breed Standard.
- FCI – Australian Shepherd Standard n. 342.
- USASA – Official Statement on Size.
- ENCI – Il certificato genealogico (pedigree).